Lo chiamavano Jeeg Robot arriva nelle sale nel 2016. È l’inizio di una rivoluzione per il cinema italiano e segna anche l’esordio dietro la macchina da presa di un lungometraggio di Gabriele Mainetti, uno dei registi e sceneggiatori più interessanti del nostro paese.
Ma facciamo un passo indietro. Classe 1976, anni di studio all’estero, e poi a scuola da Leo Benvenuti, che gli insegna che i personaggi non vanno mai giudicati. Nella sua formazione c’è il cinema americano, da Steven Spielberg a Quentin Tarantino, ma anche quello italiano, Dino Risi, Mario Monicelli e Sergio Leone. Mainetti è un cinefilo vero e appassionato, cosa importante per fare quello che oggi è diventato il suo mestiere.
Mainetti ha cominciato come attore. Tra i film Il Cielo in una Stanza di Carlo Vanzina, al fianco di Elio Germano, ma anche fiction come Un medico in famiglia e La Omicidi. Arriva poi la regia. I primi cortometraggi, Basette e Tiger Boy, finalista alle nomination agli Oscar. Produttore di se stesso ma anche di altri film, come Denti da squalo di Davide Gentile e Elf Me degli YouNuts! (quest’ultimo l’ha anche scritto). È anche un compositore. In un post sui propri canali social ha raccontato che il suo primo contatto con il cinema è avvenuto proprio attraverso la musica, con lo zio, Stefano Mainetti, compositore di colonne sonore, che ha scritto per registi come Joe D’Amato, Lucio Fulci e Michele Soavi, che lo invitava ad assistere nel suo studio al complesso processo creativo.
Ad oggi Mainetti ha realizzato tre film. Sono tutti ambientati a Roma. Il primo e l’ultimo in una Roma contemporanea, il secondo nella Seconda Guerra Mondiale. Mischia generi, linguaggi. Soprattutto rischia. Emerge così l’elemento fantastico per sedurre il pubblico, per allontanarlo dai soliti schemi produttivi del cinema nostrano, che diventa anche la sua cifra stilistica. Di seguito una breve panoramica delle sue pellicole. Per chi non le avesse ancora viste sono da recuperare, a tutti i costi.
Lo chiamavano Jeeg Robot (2016)
L’opera prima di Gabriele Mainetti, tra gli esordi più significativi di sempre per il nostro cinema. Un successo di pubblico e critica senza precedenti, che è stato in grado di dare uno scossone all’industria nazionale. La storia di un ladruncolo che cade nel Tevere, ed entrando a contatto con del materiale radioattivo si ritrova con i superpoteri. È quella di un supereroe per caso, Enzo Ceccotti, il cui volto è di uno straordinario Claudio Santamaria. Ilenia Pastorelli è una sorpresa con la sua Alessia. Luca Marinelli è lo Zingaro, cattivo di uno spessore incredibile, la cui interpretazione oltre a fargli vincere il suo primo David di Donatello, ci ha regalato uno dei più grandi attori contemporanei. Memorabile lo scontro finale tra Enzo e il villain allo Stadio Olimpico.
Freaks Out (2021)
Il kolossal di cui l’industria cinematografica italiana aveva bisogno. Per la seconda opera, Mainetti alza l’asticella. Mette assieme un gruppo di fenomeni da baraccone, dalle abilità paranormali, nella Roma del 1943, sotto occupazione nazista. Un cast corale. Il ritorno di Claudio Santamaria, arrivano Giancarlo Martini e Pietro Castellitto, Giorgio Tirabassi. E poi c’è un’altra rivelazione, come fu per Marinelli: Aurora Giovinazzo. Franz Rogowski restituisce al pubblico un altro memorabile cattivo “mainettiano”: Franz, l’ufficiale nazista con sei dita per mano alla ricerca di gloria. Esplode l’amore per il cinema d’azione, con sequenze mastodontiche di sparatorie, bombardamenti e combattimenti. Ma con una specificità, che richiama la grande tradizione della commedia all’italiana.
La città proibita (2025)
Una storia di arti marziali all’Esquilino. Non è propriamente un “kung fu movie all’amatriciana”. Si parla di amore, di vendetta, tra scene di combattimento molto credibili e un viaggio in una Roma multietnica. Nonostante un budget importante, è un’opera più “piccola” rispetto al precedente film. Si concentra su meno personaggi, su meno spazi. Mainetti si riavvicina così al suo esordio, facendo allo stesso tempo più forte il suo grido di battaglia per un cinema diverso in Italia.
Dove guardare in streaming i film di Gabriele Mainetti
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